L’Araba Fenice dei Mercati: Come Rinascere dalle Ceneri dell’Incertezza

Come la celebre fenice di Albus Silente, gli speculatori finanziari risorgono dalle proprie ceneri, ogni volta che la tempesta incombe sui mercati.
Durante le fasi di crescita, quando tutto sembra fluire liscio come l’olio, si fanno piccoli, silenziosi, quasi invisibili. Ma non appena l’incertezza alza la testa, ecco che tornano in scena, più determinati che mai, pronti a cavalcare il panico e a nutrirsi della paura collettiva.

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole. È un copione che si ripete ciclicamente, e che oggi, più che mai, merita di essere compreso in profondità.

Trump e la politica dei dazi: un incendio annunciato

Facciamo un passo indietro, per inquadrare la scena.

Pochi mesi fa, Donald Trump ha varcato la soglia della Casa Bianca con una promessa forte e chiara: riportare l’America al centro del mondo, costi quel che costi. E fin dai primi giorni ha gettato il guanto di sfida ai principali partner commerciali, inaugurando una stagione di slogan altisonanti e decisioni ad alto tasso di impatto emotivo.

Ora, quelle promesse si sono trasformate in realtà. I dazi sono diventati uno strumento operativo, scuotendo le fondamenta del commercio globale e innescando un’ondata di volatilità sui mercati.
Ma non solo: a peggiorare il clima ci hanno pensato anche i professionisti del sensazionalismo, che amplificano ogni notizia negativa gettando ulteriore benzina sul fuoco già acceso.

Il risultato? Un’ondata di nervosismo che rischia di contagiare risparmiatori e investitori meno esperti.

I numeri (che non tornano): la matematica creativa dei dazi

Entriamo nel dettaglio di questa vicenda, partendo da un punto fermo: i dazi sono sempre una scelta pericolosa, per chi li impone e per chi li subisce. Sono, per loro stessa natura, penalizzanti per l’intero sistema globale.

E, contrariamente a quanto raccontato da alcuni, è proprio l’economia americana quella che rischia di soffrire di più.

Gli strateghi economici di Trump hanno adottato una logica sorprendentemente semplicistica: aliquote differenziate in base al partner commerciale. Per l’Europa, per esempio, è stato stabilito un dazio del 39%.

Ora, vediamo come sono arrivati a questa cifra.

Gli Stati Uniti importano dall’Europa merci per un valore di 605 miliardi di dollari, mentre il vecchio continente importa dagli USA merci per 235 miliardi. Ne risulta un disavanzo commerciale di 370 miliardi di dollari a sfavore degli USA.

Come calcolare il dazio? Semplice: 370 diviso 605 fa esattamente 0,39. Da qui la narrazione “magica” del 39%.

Una logica che definire azzardata è un eufemismo.
Come diceva con saggezza mia nonna: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende.”

Non sorprende, allora, che anche altri partner commerciali abbiano ricevuto lo stesso trattamento. Il Regno Unito, per esempio, si è visto assegnare un dazio del 10% — quasi fosse un tentativo di distribuire i “sacrifici” in modo equo, o forse solo per mantenere un fragile equilibrio geopolitico.

Ma la verità è un’altra: questa visione ignora completamente la complessità della catena del valore globale e rischia di ritorcersi proprio contro l’economia a stelle e strisce.

Il mondo non sta a guardare

Mentre gli USA incendiano i mercati con la politica dei dazi, altrove si muovono le prime contromosse.
Cina, Corea del Sud e Giappone, ad esempio, hanno siglato un accordo commerciale storico per promuovere gli scambi tra di loro. Un evento senza precedenti, destinato a ribilanciare almeno in parte le dinamiche globali.

La globalizzazione, piaccia o meno, è un ecosistema interconnesso. Spezzarne i fili significa correre rischi altissimi. E l’America, proprio come chiunque altro, dipende da questo sistema tanto quanto lo alimenta.

Cosa aspettarci nei prossimi mesi

Nei mercati finanziari, gli effetti si fanno sentire ben prima che nella vita reale. È la loro natura: anticipare.

Non a caso, abbiamo già assistito a correzioni e oscillazioni più marcate, e possiamo aspettarci che la volatilità resti protagonista ancora per qualche tempo.
Ma come sempre, e la storia ce lo insegna, il mercato è un organismo vivo che si adatta, trova nuove rotte, si ribilancia.

Anche nel 2018, durante la prima “crociata” commerciale di Trump contro la Cina, i mercati reagirono con nervosismo, subirono una correzione, salvo poi riprendere il loro percorso una volta metabolizzate le novità.

Le banche centrali non resteranno a guardare: interverranno con strumenti di politica monetaria per stabilizzare il sistema. E l’economia, pur fra mille aggiustamenti, troverà nuovi equilibri.

Strategie concrete per investitori consapevoli

Ed eccoci alla domanda cruciale: che fare adesso?

La prima regola è semplice e preziosa: evitare di farsi trascinare dall’emotività del momento.

Lasciamo da parte i falsi profeti della finanza, quelli che pretendono di sapere esattamente dove andranno i mercati domani mattina.
Diffidiamo di chi propone soluzioni miracolose e investimenti “a prova di crisi”.
Manteniamo invece il sangue freddo e la lucidità operativa.

La volatilità di oggi è la premessa per le opportunità di domani.
I periodi di cambiamento, per quanto scomodi, sono anche quelli in cui si possono porre le basi per decisioni di valore. Proprio nei momenti più concitati si aprono spazi per chi sa guardare oltre il rumore di fondo.

Il consiglio pragmatico è chiaro: affidiamoci a gestori professionisti, capaci di manovrare con agilità fra le onde agitate di questi mercati, lasciando a loro il compito di gestire i movimenti tattici giornalieri.

E, soprattutto, rispettiamo i nostri orizzonti temporali.
Gli investimenti non sono sprint, sono maratone. Chi mantiene la rotta, senza farsi travolgere dai venti contrari, è destinato ad arrivare più lontano di quanto immagina.

Conclusione: la rinascita è dietro l’angolo

Come l’araba fenice, anche i mercati hanno la straordinaria capacità di rinascere dalle proprie ceneri.
Le crisi fanno parte del ciclo naturale degli investimenti, ma ogni crisi porta con sé i semi della ripresa.

Oggi, più che mai, è il momento di restare vigili ma fiduciosi, pazienti ma pronti a cogliere le opportunità che inevitabilmente si presenteranno.

Non esistono certezze assolute nei mercati finanziari, ma una verità la possiamo affermare con decisione: la storia insegna, a chi sa ascoltare.

E tu, sei pronto a rinascere come la fenice?
Mantieni la rotta. Il futuro non appartiene a chi teme il cambiamento, ma a chi lo sa interpretare con saggezza e lungimiranza.

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Sergio Rota Consulenza Finanziaria
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